Omosessualità,cattolicesimo e ritiro spirituale per i fidanzati gay

La tradizione della Chiesa ha sempre dichiarato che “ gli atti di omosessualità sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale.In nessun caso possono essere approvati. A Torino la Diocesi organizza per i fidanzati gay il ritiro spirituale in convento..

Ogni religione ha sempre giudicato negativamente l’omosessualità, considerandola una sorta di deviazione dalla ‘Natura’. Tuttavia, mentre le religioni politeiste e orientali hanno quasi sempre quantomeno tollerato il fenomeno, quelle monoteiste del ceppo abramitico l’hanno sempre stigmatizzato, a partire dai loro stessi testi sacri.

Nella Bibbia ebraica, che costituisce anche l’Antico Testamento dei cristiani, il libro del Levitico prevede infatti per gli omosessuali la pena di morte (20, 13: «il loro sangue ricadrà su di loro»). Nel Nuovo Testamento, la pena è invece rappresentata dalla negazione perpetua al Regno di Dio (Prima lettera ai corinzi, 6,9-10), particolarmente evidente nella Lettera ai Romani (1, 26-27) in cui san Paolo li inserisce in un elenco di peccatori che «meritano la morte». Nei primi secoli del cristianesimo, agli omosessuali era espressamente interdetto il battesimo, come mostra la Tradizione apostolica. Secondo san Tommaso d’Aquino, ancora oggi il più importante riferimento dottrinale della Chiesa cattolica, l’omosessualità era uno dei più gravi peccati. Tra il 1566 e il 1568 due decretali di papa Pio V, in seguito proclamato santo, stabilirono che l’omosessualità conclamata doveva essere punita con la morte.

Ancora oggi il Catechismo afferma che, «appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”», e sono dunque contrari «alla legge naturale» (benché l’omosessualità sia riscontrabile in natura anche in centinaia di specie animali diverse). Pertanto, «le persone omosessuali sono chiamate alla castità.» A esse, come del resto alle donne, è precluso l’accesso al sacerdozio.

Identico è l’atteggiamento della Chiesa ortodossa.

Molto cambiato, negli ultimi anni, è invece quello delle Chiese protestanti, quantomeno quelle europee: luterani, calvinisti, anglicani, valdesi, in modi e tempi diversi hanno aperto all’omosessualità, tanto che persone apertamente gay possono fare carriera al loro interno (ad esempio Eva Brunne, lesbica, è vescovo di Stoccolma per la Chiesa di Svezia, luterana) e le unioni di gay e lesbiche possono essere ufficialmente celebrate, o quantomeno benedette, da un ministro di culto. Anche l’ebraismo progressista (comunque minoritario) mantiene un atteggiamento di apertura nei confronti dell’omosessualità.

Monsignor Franco Verardi

Senza appello è la condanna dell’islam: il Corano fa proprio – in termini ovviamente negativi – l’episodio biblico di Sodoma e Gomorra, e sia le scuole giuridiche, sia la legge islamica, concordano nel considerare l’omosessualità un peccato meritevole di pene severissime. La recente esortazione apostolica di Papa Francesco con  “Amoris Laetitia” deve intendersi come un riconoscimento dei diversi, sempre condannato dalla Chiesa : “Desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona indipendentemente dal proprio orientamento sessuale va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza”. Dopo questa “apertura” al mondo gay di Papa Francesco, la Diocesi di Torino ha promosso un servizio pastorale di accompagnamento spirituale, biblico e di preghiera per persone omossessuali credenti . Questi  “ fidanzati” che incontrano in questi ritiri spirituali  un sacerdote,don Gianluca Carrega, riflettono insieme, a partire dalla Parola di Dio, sul loro stato di vita e le scelte in materia di sessualità, senza dimenticare il principio di fedeltà a cui le coppie gay devono attenersi. Questa iniziativa della diocesi di Torino, apparsa su diversi quotidiani, ha creato non poche polemiche sull’attegiamento, definito da alcuni, ambiguo e tendenzoso della Chiesa riguardo le coppie  gay, da sollecitare   Mons.Cesare Nosiglia, l’arcivescovo di Torino, a scendere in acmpo per precisare che l’iniziativa della Diocesi non intende in alcun modo legittimare le unioni civili o addirittura il matrimonio omosessuale che restano per la Chiesa scelte moralmente inaccettabili: perché tali scelte sono lontane dall’esprimere quel progetto di unità fra l’uomo e la donna espresso dalla volontà di Dio come donazione reciproca e feconda.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*