Rifondare l’Europa una meta irraggiungibile

Il sogno del presidente francese Emmanuel Macron di rifondare l’Europa, l’indebolimento della cancelliera Merkel, dopo le elezioni, e le difficoltà di un dialogo costruttivo per far partire la riforma dell’eurozona,  si dissolve inesorabilmente

Circa un anno fa il nuovo presidente francese Emmanuel Macron lancia il progetto di rifondare senza indugio una nuova Europa, si è parlato di un nuovo asse franco tedesco ma solo per alcuni mesi. Ora è lo stesso Financial time che con il suo editorialista Wolfgang Munchau  decreta la fine del sogno tra Macron e la Merkel dopo il forte indebolimento della cancelliera tedesca, dell’instabilita politica di un gruppo di paesi europei e di una incerta situazione geopolitica internazionale.

Prof. Jeffrey Sachs

In una recente analisi del Prof. Jeffrey D. Sachs della Columbia University l’Unione europea ha più che mai bisogno di unità per affermare i suoi valori e i suoi interessi in un’era in cui la leadership globale statunitense è sull’orlo del crollo, la Cina è in fase di ascesa e la Russia vacilla nuovamente tra la collaborazione e lo scontro con l’UE. Divisa, l’UE è una semplice spettatrice impotente di fronte a una serie di sconvolgimenti geopolitici. Unita, l’UE può invece svolgere un ruolo globale fondamentale in quanto può unire la prosperità alla democrazia, all’ambientalismo, all’innovazione e alla giustizia sociale. Se l’UE riuscirà a riacquistare un’unità di intento o se invece finirà per entrare in una spirale che la porterà alla distruzione, dipende da ciò che succederà ora in Italia Il ruolo fondamentale dell’Italia deriva dalla sua posizione geografica che separa la prosperità del nord Europa dalla crisi del sud Europa e dalla divisione intellettuale ed emotiva che il paese rappresenta tra un’Europa aperta e un’Europa nuovamente intrappolata dal nazionalismo, dal pregiudizio e dalla paura. In tutta l’UE i partiti di centro-sinistra e di centro-destra favorevoli all’Unione europea stanno infatti perdendo voti.

Ci sono tre ragioni dietro al cambiamento dello scenario politico in Europa. La prima, e forse la meno apertamente riconosciuta, è una generazione di politica estera disastrosa da parte degli Stati Uniti in Medio Oriente e in Africa. Dopo la Guerra Fredda nei primi anni novanta, gli Stati Uniti e gli alleati locali avevano infatti come obiettivo quello di stabilire un’egemonia in Medio Oriente e nel Nordafrica attraverso una serie di guerre di regime guidate dagli Stati Uniti in Afghanistan, Iraq, Siria, Libia e altrove. Il risultato è stato una serie di violenze continue e di instabilità che ha portato alla fuga di enormi flussi di rifugiati verso l’Europa. Questi flussi hanno, a loro volta, stravolto la politica di un paese dell’UE dopo l’altro.

La seconda ragione è la fase persistente di sottoinvestimento dell’Europa, in particolar modo da parte del settore pubblico. Con l’ex Ministro delle finanze Wolfgang Schauble, una Germania autocompiaciuta ed economicamente di successo ha infatti bloccato il processo di crescita guidato dagli investimenti in tutta Europa e ha trasformato l’eurozona in una prigione di debitori per la Grecia e in una scoraggiante area di stagnazione per gran parte dell’Europa del sud e dell’est. Con una politica economica dell’UE limitata all’austerità non è difficile capire perché è in crescita il fenomeno dell’antieuropeismo.

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