LORO 1 di Paolo Sorrentino

È nelle sale l’attesissimo film di Paolo Sorrentino, Loro, ispirato alla figura di Silvio Berlusconi. “Lui”, come lo chiamano tutti gli altri personaggi, permea della sua presenza tutto un mondo scintillante e grottesco di cui forse sarà la prima vittima. 

È nelle sale dal 24 aprile l’ultimo, attesissimo, film di Paolo Sorrentino, ispirato alla figura di Silvio Berlusconi. “Lui”, come lo chiamano tutti gli altri personaggi, “lui”, come appare scritto nei telefonini quando arriva ai loro orecchi trepidanti ed eccitati una sua chiamata, è in realtà praticamente assente in tutta la prima parte del film.

Quelli che sono in scena sono invece “loro”, tutti gli altri, un mondo scintillante e intimamente drogato, intimamente prostituito, in cui ciascuno si muove per raggiungere, nel modo più rapido possibile, il suo scopo o il suo desiderio, appalti, potere, denaro, successo. Il sesso è onnipresente ovviamente, come pure le belle ragazze, i bei corpi disponibili, il lusso, la cocaina, in una mega-scenografia luccicante e orgiastica dalle forti connotazioni simboliche. “Loro” costituiscono il mondo di cui “lui” è la controparte per eccellenza, che “lui” permea con la sua sola presenza a distanza, con una telefonata, con la sola speranza, con la sola  promessa di raggiugerlo un giorno. “Loro” – o “l’oro”, ossia la ricchezza sfavillante, la futilità che abbaglia – sono i veri protagonisti di questo film, di cui “lui”, la sua visione del mondo, il “berlusconismo” edonista e corrotto di un’epoca recente della storia italiana, è al tempo stesso l’ispiratore pervasivo e la prima vittima.

Ci si è molto occupati del riconoscimento di persone reali dietro ai personaggi del film. Operazione certamente possibile, talvolta anche piuttosto semplice, nonostante alcune modifiche di nomi e di caratteristiche. Giampaolo Tarantini, Lele Mora, Daniela Santanché, Walter Lavitola, Sabina Began (detta l’”ape regina” dei festini del Presidente); e ancora Mariano Apicella, Sandro Bondi, Roberto Formigoni, e soprattutto Noemi Letizia, la diciottenne che, a seguito della scoperta del suo rapporto equivoco col “papi” Silvio Berlusconi, scoperchierà la realtà di quell’universo fatto di aspiranti “veline” televisive, di denaro facile e di “bunga bunga”. Tutti questi protagonisti della cronaca di quel 2006 (Berlusconi ha 70 anni e si è appena chiuso, con le sue dimissioni,  il terzo governo che porta il suo nome) sono riconoscibili, almeno in parte, per alcuni tratti salienti, comunque deformati, talvolta condensati tra di loro, sempre (tranne che per Noemi Letizia) schermati dietro nomi fittizi. Ma sono davvero così essenziali questi riconoscimenti?  “Tutto documentato, tutto arbitrario”, recita una frase di Giorgio Manganelli che compare in apertura del film. Al di là dell’individuazione degli “originali”, ciò che è davvero essenziale è l’evocazione di una visione del mondo, l’allucinazione del piacere e del denaro facile evocata dagli occhi traslucidi di Riccardo Scamarcio, la potenza di una seduzione volgare e decadente di cui Silvio, nel film di Sorrentino, è  tanto il deus ex machina che la vittima predestinata. Perché questo universo edonistico e futile fino al paradosso verrà fin sotto alle sue finestre per piacergli, per accalappiarlo, per manovrarlo. Per ora, nel “Loro 1” cui abbiamo appena assistito, Silvio tenta di riconquistare la moglie Veronica, di fare il nonno; però si annoia, però si sente poco attivo, poco amato. La seduzione di “loro” non sarà difficile, come attendiamo di vedere nella seconda parte dell’opera – “Loro 2”, in sala a partire dal 10 maggio.

Resta l’enigma di un fantomatico “dio”, il misterioso personaggio innominato (innominabile) che sarebbe ancora più potente di “lui”; resta il fascino surreale di un bestiario che percorre il film e che sollecita lo spettatore a sollevarsi dal livello della trasposizione di eventi reali a una rappresentazione a più forte valenza simbolica: a chi, a cosa rinvia la pecora che muore di freddo nella villa in Sardegna?  A chi, a cosa fa pensare il rinoceronte che, come nella pièce di Ionesco, corre, travolgente, per le strade di Roma? E che cosa e chi evoca il gigantesco topo che si aggira per i Fori Imperiali, facendo deragliare un camion?

Le domande restano aperte, sollecitano riflessioni che vanno al di là delle chiavi di lettura di un’opera a tema o della polemica politica. Attendiamo dunque “Loro 2”, per delle risposte e anche per dei nuovi interrogativi.

M.G.

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