Il populismo senza visione

In Francia, come in Italia, pare che la sinistra non sappia opporre al “populismo di destra” nient’altro che un “populismo di sinistra”. Ma non ha nessuna vera nuova visione della società.

A Parigi la protesta contro il rialzo del prezzo del diesel si è estesa più in generale al ribasso del potere di acquisto e alla politica complessiva del presidente Macron, accusato di essere troppo attento alle esigenze delle élite e troppo disattento, invece, verso i bisogni della gente comune. Molti osservatori interpretano la protesta come un insperato aiuto alla destra lepenista in vista delle elezioni europee, una destra che ha effettivamente recuperato questo scontro ed è pronta ad utilizzarlo nella sua battaglia contro Macron.

Più raffinata e attenta l’analisi di Roger Martelli, storico del Comunismo e già membro del partito comunista francese, in un articolo pubblicato recentemente da “Le Monde”. Spiega Martelli che il popolo dei gilet gialli è soprattutto gente confusa, che aspetta una politica di giustizia e dignità. In risposta al loro disagio, la sinistra non può accontentarsi di assecondare il movimento di rabbia, cantando lo stesso ritornello demagogico che intona la destra, ossia quello del “popolo” contro le “élite”. Il presidente Macron, in questi giorni, afferma che “gli antichi demoni stanno riemergendo”. Potrebbe anche essere vero, osserva Roger Martelli, ma quello che è davvero importante sarebbe comprendere che cosa li ha risvegliati e cosa bisogna fare per farli nuovamente addormentare. “Può il piromane spegnere l’incendio?”, si chiede Martelli. La democrazia, osserva lo storico, è precipitata in una crisi mai così profonda. Il popolo non è più, come in passato, diviso tra entusiasmo e rabbia, ma tra stupore e risentimento, astensione civica e la tentazione del “rottamiamoli tutti”!

La reazione di chi governa è ovunque la stessa: riuniamo i moderati di entrambe le parti intorno alle uniche opzioni ragionevoli, l’economia di mercato e la democrazia delle “competenze”. Tuttavia, anche se unite tra di loro, le forze al potere, tanto di destra che di sinistra, vengono spazzate via nelle urne dagli Orban, dai Salvini, o da altri ancora come il brasiliano Bolsonaro.

Di fronte a questa situazione, scrive ancora Roger Martelli, una parte della sinistra obietta che l’uragano della crisi ha spazzato via tutto al suo passaggio, lasciando al suo seguito soltanto l’osservazione violenta del divario che separa ormai irrimediabilmente il “popolo” dalle “élite”. Non ci sarebbe più altra scelta allora che abbandonarsi al flusso delle emozioni popolari e di abbracciare il movimento della rabbia. Non si potrebbe far altro che dichiararsi con chiarezza “il partito del popolo”, per poi contestare il primato all’estrema destra, dimostrando essa che non è in grado di soddisfare le aspettative, di alleviare il dolore e di superare le frustrazioni popolari.

“Noi, il popolo” e “loro, le élite”. L’obiettivo di questa Sinistra, non sarebbe più, d’ora in poi, quello di riunire i dominati, ma di costituire piuttosto un popolo nel quadro della nazione, rinsaldando la propria unione grazie all’avversione verso le élite, siano queste “la casta”, la sopranazionalità, Bruxelles, Berlino, la globalizzazione, il partito mediatico, i buoni sentimenti… Di fronte al “populismo di destra”, l’unica scelta coerente sarebbe allora, in questa prospettiva “miope” di cui Martelli denuncia l’errore, quella di imporre un “populismo di sinistra”.

“L’essenziale è combattere logiche sociali alienanti che erigono un muro tra il dominante e il dominato”, afferma lo storico. Immaginare che l’odio per “loro” sia in grado di far diventare il popolo uno dei principali attori politici è un errore. L’essenziale è, oggi come ieri, combattere le logiche sociali alienanti che erigono un muro tra sfruttatori e sfruttati, dominanti e dominati, gente comune ed élite. Il popolo non diventa sovrano attraverso il risentimento che lo anima, ma attraverso il progetto di emancipazione che propone alla società nel suo complesso.

Pensando di accompagnare la rabbia, continua Martelli, non facciamo che attizzare ulteriormente il risentimento. Non è possibile combattere l’estrema destra maneggiando, come loro, unicamente i sentimenti dell’astio e della confusione. Per sconfiggere i “demoni” di oggi, conclude, sarà necessario piuttosto sfidare le loro idee in tutti i campi, che si tratti di migrazione, di informazione, di ambiente o la giustizia fiscale.

Una cosa è comprendere chi si sente ingannato dai potenti. Un’altra cosa è legittimare delle reazioni

quando diventano devianti e pericolose. Ciò che queste persone confuse si aspettano è una politica di giustizia e di dignità. La missione della politica non è quella di assecondare, ma di lavorare per costruire, suggerire piste, smascherare le trappole, indicare le cause dei problemi, respingere la facile tentazione del capro espiatorio.

Giuseppe Jacobini

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