Marina Geat, Simenon e Fellini. Corrispondenza, corrispondenze.

Federico Fellini e Georges Simenon, per capire che cosa effettivamente abbia legato in modo così intenso e duraturo due personalità artistiche e umane apparentemente molto differenti.

Federico Fellini e Georges Simenon si sono scritti per circa trent’anni: questa circostanza, piuttosto nota a quanti si interessano all’opera dei due artisti, è il punto di partenza di un saggio che si propone di indagare a tutto tondo sulle motivazioni e gli esiti di questa relazione intensa e duratura. Ne risulta un quadro appassionante e ricco di implicazioni, la progressiva scoperta di aspetti della personalità e dell’esistenza di Simenon e di Fellini che si rivelano pienamente (talvolta anche a loro stessi) solo grazie ad un serrato confronto reciproco dei propri pensieri e delle proprie esperienze. 

Il volume  si articola in due parti. Il primo capitolo affronta e sonda il problema di un iniziale paradosso. Quali sono le ragioni dell’immediata “simpatia” e complicità che si instaura tra il regista e lo scrittore, in apparenza così differenti di tra loro? Che cosa li attira e li lega profondamente l’uno all’altro sin dal momento del loro incontro al festival di Cannes nel 1960? La ricerca di risposte a questi interrogativi metterà in luce delle affinità interessanti (nel rapporto con i rispettivi fratelli; nella concezione dell’arte; nelle modalità creative; nei tormenti interiori) che sono certamente alla base di una comprensione reciproca, di una “fraternità d’elezione” che loro stessi giudicano eccezionale ed estremamente feconda.  

Il secondo capitolo approfondisce ulteriormente le tematiche dominanti di questa relazione, indagandone il significato e gli effetti anche attraverso i riferimenti, molto frequenti nella loro corrispondenza, al pensiero e alla figura dello psicanalista Carl Gustav Jung, nei confronti del quale Simenon e Fellini condividono un’ammirazione comune. Attraverso il pensiero junghiano, il loro incontro e gli efficaci interventi dell’uno nell’esistenza dell’altro appaiono, agli occhi di Federico Fellini, come l’espressione di “sincronicità” che sono determinate da un profondo legame affettivo, da una complicità che li unisce e che ha radici nell’inconscio. Seguendo questa direzione di ricerca, emergono ulteriori affinità tra Simenon e Fellini; esse riguardano il rapporto complesso che entrambi intrattengono con il proprio cognome; le loro inquietudini verso la sessualità e il femminile; la vertiginosa attrazione che provano verso la parte oscura e trasgressiva di se stessi. 

Ne consegue che, nel corso di questa lunga amicizia, siano riconoscibili delle vere e proprie “compenetrazioni” dell’uno nell’esistenza dell’altro, effetto di una comprensione e di una solidarietà reciproche che non sono di natura puramente intellettuale, ma anche e soprattutto il frutto di un legame immediato e affettivo. Si tratta di interventi diretti nella vita psichica dell’altro, come accade in maniera esemplare in alcuni sogni di Fellini analizzati nel libro, che hanno il potere di allentare le tensioni e i blocchi del regista. Si tratta di iniziative concrete e appassionate in appoggio alla vita professionale dell’altro, iniziative dietro cui è percepibile il desiderio di valorizzare qualità artistiche di cui colgono la grandezza meglio e prima del grande pubblico: è Simenon che vuole ed ottiene la Palma d’Oro a Cannes per La Dolce vita di Federico Fellini; è Fellini che vuole e riesce a far pubblicare Simenon, dapprima di Germania e poi in Italia, tra gli scrittori di “alta” letteratura, presso Diogenes Verlag e presso Adelphi. 

Tramite una ricerca documentaria rigorosa e una scrittura che guidi il lettore verso una progressiva scoperta delle tematiche proposte, il libro di Marina Geat ricompone dunque le tessere di questo mosaico, presentando i molteplici aspetti di un’amicizia ricchissima e complessa, in cui le diversità stesse divengono motivi di ulteriori complementarità. 

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