Seoul aprile 2020, uscire dal tunnel

IN UN VIAGGIO ESCLUSIVO IL GIORNALE EUROPEO RACCONTA LA VITA DELLA COREA DEL SUD NELL’AFFRONTARE LA CRISI DEL CORONA VIRUS. OGGI LA SITUAZIONE APPARE IN NETTO MIGLIORAMENTO RISPETTO ALLA FINE DI FEBBRAIO E LE MISURE RESTRITTIVE LASCIANO BEN SPERARE PER IL CONTENIMENTO DEI CONTAGI DI RITORNO.

Seoul reportage di Paola Casali

Riprende costantemente giorno dopo giorno la vita nelle strade di Seoul, nei mercati di Namdaemun e Dongdaemun o nei negozi di Myeong Dong o Gangnam, in un paese che non è mai stato completamente chiuso durante la crisi del Corona Virus, neanche nei giorni più bui della fine di febbraio quando il contagio aumentava ogni giorno di più. Negozi, bar ristoranti erano rimasti aperti ma la loro frequentazione era calata del 90%. Non erano stati fermati neanche gli spostamenti da e per Daegu, la città epicentro del contagio. Il Governo sudcoreano li aveva solo fortemente sconsigliati come oggi sconsiglia i viaggi all’estero.

Al momento restano chiuse le scuole che dovrebbero aprire il nuovo anno scolastico il 6 aprile  (in Corea l’anno scolastico comincia a marzo di ogni anno e finisce in dicembre), mentre nelle Università le lezioni si tengono online. I musei statali e i teatri sono chiusi come anche i centri sportivi, mentre le gallerie e i musei privati sono aperti. Le manifestazione sportive tutte annullate. Le cerimonie religiose non sono vietate ma fortemente sconsigliate anche considerando che i maggiori focolai si sono sviluppati proprio intorno alle manifestazioni liturgiche.

La situazione attuale vede un aumento di contagi giornalieri tra 70 e 150 casi di cui una parte consistente è rappresentata da persone provenienti dall’estero soprattutto Europa e Stati Uniti. Sono state pertanto adottate misure molto rigide per contenere il contagio di ritorno. Ogni persona che giunge dall’estero, indipendentemente dalla nazionalità, quindi anche molti coreani che soggiornavano in altri paesi, viene sottoposta al test per il contagio del Covid 19 direttamente in aeroporto, anche se non presenta sintomi della malattia, ed è obbligata ad osservare un periodo di quarantena di 2 settimane. Oltre al test ogni persona che arriva deve assolutamente scaricare sul proprio smartphone una applicazione attraverso la quale i suoi spostamenti e il suo stato di salute può essere controllato dal KCDC (Korean Centers for Desease Control and Prevention) un istituto in parte simile al servizio di protezione civile italiano ma che appare particolarmente specializzato e attrezzato contro le epidemie e le malattie in genere. Chi rifiuta di installare l’applicazione sul proprio smartphone viene rimandato nel paese di provenienza. Ovviamente chi presenta i sintomi non solo viene testato ma viene anche isolato affinché non possa nuocere,del resto questo è stato il metodo che ha permesso alla Corea del Sud di contenere i contagi. E’ riuscita a monitorare tutti coloro che avevano avuto contatti con persone e ambienti contagiati grazie a strumenti informatici molto sofisticati, non risparmiando sui test; ne hanno eseguiti oltre 350.000., in maniera mirata a tutti i potenziali contagiati; ovviamente la maggioranza dei testati è risultata negativa. Molto convincente il sistema del drive-through testing centers, adottato adesso anche in alcune regioni italiane, dove i medici eseguono il tampone ai pazienti alla guida delle proprie macchine, evitando così i contatti diretti. Di recente sono state organizzate, per le persone che non guidano, anche delle cabine di plastica con fori per mani e guanti, provviste di citofono, dove è possibile testare e interrogare il paziente senza che il medico abbia con lui un contatto diretto.

Nonostante i risultati, oggettivamente positivi, sono numerosi i paesi che vietano l’ingresso alle persone provenienti dalla Corea del sud. Il Presidente Moon Jae-In, durante il G20 che si è tenuto online, ha chiesto che tali misure vengano parzialmente riviste, e si è detto pronto a condividere le esperienze positive adottate in Corea del Sud con gli altri paesi: sistema di testing veloce,  campagna di distanziamento sociale e le misure finanziarie per supportare l’economia del paese colpita dalla diffusione del virus.

La situazione quindi appare in netto miglioramento rispetto alla fine di febbraio e le misure restrittive lasciano ben sperare per il contenimento dei contagi di ritorno.

Inutile dire che va comunque osservata molta attenzione e che continuano ad essere sconsigliati i luoghi affollati. Il Governo ogni giorno manda sms agli abbonati dei vari gestori telefonici, ricordando le misure di contenimento del contagio tra cui viene raccomandato fin dall’inizio manda l’uso della mascherina quando si esce di casa. Anche in Corea del Sud  c’è stato un periodo in cui era difficile trovare le mascherine, in molti avevano provveduto ad un accaparramento che aveva determinato una riduzione delle scorte. Il governo ha

deciso di vendere le mascherine contingentate attraverso un sistema complicato quanto perfetto. Ogni coreano può acquistare due mascherine la settimana in un giorno della settimana a seconda dell’ultima cifra dell’anno di nascita e secondo questo schema : Lun.1,6; Mar.2,7;Mer.3,8;Gio 4,9; Ven.5,0; ad esempio chi è nato nel 1970 potrà acquistare 2 mascherine ogni venerdi e chi è nato nel 1967 potrà acquistarle ogni martedi, se non le compra in settimana potrà acquistarle  il sabato e la domenica sempre presentando la carta di identità,l’acquisto viene registrato automaticamente su un data base del Ministero della Sanità e quindi non è posibile in nessun caso acquistare le mascherine più di una volta la settimana

La conseguenza è che praticamente tutti indossano la mascherina e questo dà molta sicurezza alle persone in strada e sui mezzi pubblici.

L’impressione è che il paese fosse preparato ad un evento simile e fosse pronto a reagire senza sconvolgere troppo i suoi ritmi. Ad esempio la Corea del Sud non ha mai soppresso i voli da e per la Cina, ma si è limitata a sopprimere i voli da e per Wuhan e a non far entrare i cittadini cinesi della regione Hubei.

Del resto dopo l’epidemia di Sars del 2003, nel 2015 in Sud Corea si era diffuso un altro virus Mers che aveva colpito soprattutto le strutture sanitarie. Alcune fonti affermano che il KCDC avesse svolto una simulazione proprio lo scorso autunno per cercare di affrontare al meglio un eventuale virus..

Il KCDC ogni giorno fornisce dati molto accurati anche in inglese, numeri e percentuali per città, province, per età. Distingue i focolai e le percentuali dei decessi in base all’età e al sesso. Il Governo si è mostrato totalmente trasparente nel condurre questa battaglia al virus.

Contrariamente al nostro paese la maggioranza dei contagiati è di sesso femminile e l’età non è così avanzata, di conseguenza il tasso di letalità del virus non è molto elevato. Ci sono stati dei focolai presso le case di risposo per anziani ma il principale focolaio come è noto è legato alla setta religiosa Shincheonji frequentata soprattutto da donne giovani.

Tra le considerazioni che mi permetto di fare ma che credo dovranno essere esplorate nel processo di ricerca della cura e del vaccino anche la questione dell’obesità. Ho sentito dire che in Italia un fattore di rischio che ha favorito l’aggravarsi di alcuni pazienti è l’obesità. E’ risaputo che nei paesi asiatici il numero degli obesi è molto ridotto rispetto ai paesi occidentali.

Penso comunque che, non solo in Corea del Sud, ma in genere nei paesi asiatici, probabilmente perché ne hanno avute altre, questa emergenza sia stata affrontata con maggiore consapevolezza e organizzazione sfruttando a pieno le conoscenze in materia di intelligenza artificiale.

Diciamo che la crisi del corona virus ha messo in evidenza le caratteristiche estreme dei paesi asiatici, da un lato la loro grande organizzazione, il loro spirito di comunità, anche a livello sanitario, e le conoscenze della tecnologia avanzata, dall’altro le abitudini rurali arretrate collegate al consumo di animali selvatici che, sebbene sporadiche,  restano impensabili nelle nostre società occidentali

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