L’era progressiva della globalizzazione

Un nuova era oggi sta per iniziare che ripristina le condizioni della sovranità pubblica e pone le questioni climatiche al centro di un nuovo modello di prosperità: un mondo senza carbonio

A partire dagli anni ‘80 i governi hanno permesso di far circolare, oltre i propri confini e con pochi controlli, beni, servizi e capitali, una liberalizzazione generalizzata che ha dato vita alla globalizzazione. Il capitalismo di mercato ha trionfato e le sue regole economiche sono state applicate in tutto il mondo.

Nel frattempo, vi erano altri aspetti della globalizzazione che avevano poco a che fare con il capitalismo di mercato. La globalizzazione della scienza e dell’informazione, che ha ampliato l’accesso alla conoscenza, abbattendo molte barriere senza precedenti. È andata sempre più crescendo una sensibilità internazionale per il clima e i diritti umani che ha favorito un coordinamento di iniziative come mai prima d’ora.

In questo periodo di grande cambiamento i sostenitori della governance hanno sostenuto che solo la globalizzazione delle politiche avrebbe potuto “equilibrare” la marcia in avanti dei mercati. La deludente globalizzazione delle politiche è però emersa chiaramente con la crisi finanziaria del 2008. Più di recente, l’arrivo inaspettato della Pandemia ha messo in seria crisi questa fase di globalizzazione e i sostenitori delle governance politiche. Sono emerse nella comunità internazionale nuove esigenze e nuove sfide sempre più urgenti, legate al problema della salute pubblica e della crisi climatica. Senza perdere i benefici della “vecchia” globalizzazione, un nuova era oggi sta per iniziare che ripristina le condizioni della sovranità pubblica e pone le questioni climatiche al centro del suo programma, per creare un nuovo modello di prosperità: un mondo senza carbonio.

n un recente documento, Pascal Canfin, presidente della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento europeo, sostiene che, in quella che definisce come “l’era progressiva della globalizzazione”, l’attivismo fiscale e monetario sostenuto da quasi tutte le economie avanzate in risposta alla pandemia, il crescente allineamento dei loro piani d’azione per il clima e il recente accordo del G7 sulla tassazione delle imprese multinazionali, indicano che la globalizzazione della governance sta diventando una realtà. Allo stesso modo, l'”inverdimento” della finanza globale sta compiendo passi avanti verso un “capitalismo responsabile”.

Secondo Pascal Cafin, in questa nuova era della globalizzazione i sostenitori della governance globale hanno recentemente preso l’iniziativa e fatto progressi sufficienti per riguadagnare credibilità. La globalizzazione progressiva non è più un sogno irrealizzabile; sta diventando un progetto politico. Le premesse ci sono ed emergono dagli impegni presi dai soggetti attivi del mondo della globalizzazione sottoscrivendo un forte impegno che li vede tutti intenti a lavorare insieme per garantire una ripresa globale forte, sostenibile, equilibrata e inclusiva, tesa alla ricostruzione di un mondo migliore e più verde dopo la pandemia di Covid-19, riconoscendo l’impatto sproporzionato della pandemia su determinati gruppi fragili, tra cui le donne, i giovani e le popolazioni vulnerabili. Nasce l’impegno a dare sostegno politico per tutto il tempo necessario e ad investire per promuovere la crescita, creare posti di lavoro di alta qualità e affrontare il cambiamento climatico e le disuguaglianze. Le maggiori potenze mondiali, i G7, sono tutti d’accordo che  “con la riapertura delle nostre economie, continueremo ad adottare misure per limitare l’impatto irregolare della crisi, indirizzando il sostegno dove è più necessario. Una volta stabilita la ripresa, dobbiamo garantire la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche per consentirci di rispondere alle crisi future e affrontare le sfide strutturali a più lungo termine, anche a beneficio delle generazioni future”. È soprattutto urgente intervenire, concludono, “sul cambiamento climatico e sulla perdita di biodiversità nel processo decisionale economico e finanziario, compresa la gestione degli impatti macroeconomici e l’uso ottimale della gamma di leve politiche per valutare il carbonio”.

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