Il futuro della civiltà europea , un viaggio da rifare

ESCLUSIVO. Il Giornale Europeo da una idea del prof.Pasquale Persico seguirà, in esclusiva,il progetto sul futuro della civiltà europea, ispirandosi a Albert Camus per risvegliare gli animi di chi non crede ancora in una nuova e grande Europa. I lettori saranno protagonisti di questo progetto

Il Giornale Europeo ci invita a rifare il viaggio di A. Camus del 1955 per riposizionare i nostri pensieri sul possibile futuro dell’Europa e del Mediterraneo. E’ passato poco più di un anno da quando la presidentessa della commissione europea, Ursula von der Layen chiese scusa all’Italia; dopo un anno, con la sua venuta in Italia per comunicare che il PNRR è stato approvato, incoraggia tutti noi a guardare ad una nuova Europa in cammino.

Si tratta di riuscire ad intravvedere un percorso che possa portare ad una nuova idea di Stato Continentale Europeo, non solo guardando alla storia degli Usa e delle loro difficoltà storiche di stato federale, ma soprattutto entrando nella storia futura con una visione più mercantile e collaborativa, approfittando dei progressi di civiltà che la storia ha regalato a molte delle nazioni europee. Vi è un nucleo fondatore ed altre nazioni europee che possono condividere il perché bisogna moltiplicare gli sforzi per far emergere una nuova Europa collaborativa, desiderosa di un capitalismo orientato al sociale da condividere con altri continenti.

Il Giornale Europeo può fare ancora molto chiamando i cittadini che abitano l’Europa e quelli che la vorranno abitare ad interpretare al meglio i comportamenti pro-attivi necessari al nuovo risveglio.

Proprio il viaggio di A. Camus ci invita a vincere la malinconia e lo scetticismo sulla ipotesi che l’Europa; l’Europa ce la farà, è il nuovo progetto, e bisogna capire che tutti possiamo diventare protagonisti della costruzione del nuovo modello istituzionale efficace. Una nuova costituzione allora? Non in questa fase evolutiva di sperimentazione forte di una nuova Concordia da costruire; una lunga e persistente sperimentazione deve accompagnare il come uscire dalla crisi, per prefigurare poi il nuovo vestito istituzionale riconoscibile nella nuova futura costituzione, finalmente riconoscibile come storia reale e vissuta dei nuovi cittadini europei e dei residenti equivalenti (cioè di quelli desiderosi di diventare cittadini europei).

Questo auspicabile dialogo persistente tra nazioni europee con uno sguardo attento all’area mediterranea dovrebbe far risalire la percezione di un’Europa del sociale competitiva sui nuovi mercati del dopo-crisi: essa si dovrebbe dotare di una Politica Economica che sottragga ancora sovranità agli stati ma questa volta per moltiplicare l’efficacia degli investimenti in settori strategici (salute, ambiente, difesa e ricerca in particolare) per poggiare sulle macroregioni europee una nuova condivisione della funzionalità operativa della governance degli stati nazionali riposizionati. Uno scenario nuovo di governo multi-scalare ed a governance orizzontale dovrebbe modificare la percezione burocratica della Commissione e degli Stati nazionali che fino ad ora hanno reso evidente l’asimmetria che si è accumulata tra obiettivi della finanza e dell’economia, da un lato, ed obiettivi della società civile, dall’altro. La politica, da sola, non è in grado di correggere questa percezione perché la percezione, oggi, del ruolo della politica è misurabile solo in termini di bassa efficacia.

Il Giornale Europeo può accompagnare un progetto culturale per incoraggiare anche la politica affinché venga allontanata la prospettiva di tornare al passato, facendo emergere le valenze della nuova vita sociale di cittadino europeo e mediterraneo.; non dobbiamo aver paura di ulteriori crisi se sappiamo riconoscere i sentieri da percorrere con le nuove strutture del sociale e le nuove istituzioni di riferimento. Andrebbe perciò scritto un nuovo manifesto delle azioni da intraprendere e dei diritti universali da proteggere per rendere chiaro la struttura del nuovo umanesimo desiderato. Come già accennato, la visione di una nuova civiltà plurale, supportata dal pensiero di A. Camus raccontato nella sua famosa lezione del 1955 ad Atene, con molti corollari dispersi, deve abitare tutte le regioni e tutti gli stati della nuova Europa. Il Giornale Europeo, come prossimo impegno, accompagnerà il progetto culturale “Ancore Camus”, Geologicamente, dell’ Artista Mimmo Longobardi che camminerà da Maratea 2021 fino a Parigi ,primavera 2022, per potare il pensiero politico di Camus al centro della riflessione da fare. La Mostra conversazione aperta approderà all’Orto Botanico di Roma in settembre dopo una breve sosta a Caggiano nella Casa Natia di Achille Bonito Oliva, oggi Museo di ricerca sulla contemporaneità da ritrovare. Si tratta allora di sviluppare le modalità di comunicazione sul superamento della crisi attraverso una valutazione politica, ad ampia partecipazione culturale, che non sia uno stadio temporaneo, dovrà servire ad un rilancio del dibattito politico che si aprirà, scartando le visioni corporative, oramai in difficoltà politica ma fortemente non rassegnate a perdere campo.

di Pasquale Persico

 

Alcuni cenni biobibliografici del Prof. Pasquale Persico

Premio S: Vincent per lEconomia 1981, Consultant OCDE Parigi per scienze e tecnologia, Research Scholar  alla London School of Economomics, Ordinario di Economia politica. Per  più mandati ,  Direttore del Dipartimento di Scienze economiche,  Università di Salerno e presidente del Senato della ricerca. Ha insegnato in più Università tra cui Napoli, Roma, Bari e Cosenza. Studi di economia del lavoro, economia politica , politica economica ed economia applicata. Attualmente è Strategic Advisor CUGRI, centro di ricerca sul rischio di Unisa ed Unina, e Referee di agenzia del terremoto Emilia Romagna per bilancio sociale del decennale; direttore di più collane di ricerca e studi , tra cui La città e l’altra città in tandem con Maria Cristina Treu,  e per la Fondazione Morra la collana Credenze , dove ha pubblicato nel 2020 il libro Il sogno di una civiltà plurale, ed Fondazione Morra.

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