Il Pianeta dal futuro incerto

I governi del G20 hanno l'imperativo morale di adottare i mezzi per raggiungere l'obiettivo concordato a livello globale della sicurezza climatica.

Alla riunione del gruppo dei G20 di Roma, molti governi dovranno essere preparati ad affrontare la crisi climatica e  sollecitare quei paesi che ancora oggi sono in forte ritardo come per esempio gli Stati Uniti d’America

Nell’accordo di Parigi sul clima, il mondo ha fissato l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5° Celsius rispetto ai livelli preindustriali.  Il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici ha spiegato perché questo è un obiettivo valido. Andare oltre 1,5°C metterebbe in pericolo la vita sul pianeta con un potenziale e notevole aumento del livello del mare, il collasso di ecosistemi critici e il rilascio di metano dallo scioglimento del suolo ghiacciato (permafrost) presente nelle regioni artiche. Secondo alcuni scienziati, la traiettoria attuale del mondo indica un catastrofico aumento di 2,7°C della temperatura globale.

All’inizio di quest’anno, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha mostrato il percorso tecnologico per raggiungere l’obiettivo di 1,5°C. Gli esperti non hanno dubbi: dobbiamo decarbonizzare il sistema energetico mondiale entro la metà del secolo. Questo è fattibile passando dai combustibili fossili alle energie rinnovabili e ai combustibili verdi nella produzione di energia, nei trasporti, negli edifici e nell’industria. Ma non solo. Dobbiamo anche fermare la deforestazione e risanare la terra degradata su larga scala.

Finora, i governi stanno fallendo miseramente nel fare la loro parte. Nelle inimitabili parole di Greta Thunberg, devono andare oltre il “Blah, blah, blah”. Devono volere davvero la decarbonizzazione.

In primo luogo, i governi devono pianificare il sistema energetico e i cambiamenti nell’uso del suolo entro la metà del secolo. Mancano solo 28 anni al 2050 e di fronte alla necessità di una massiccia revisione dei sistemi energetici e delle pratiche di utilizzo del suolo, i governi devono pianificare gli investimenti pubblici e le politiche necessarie. E devono ottenere l’accettazione e il sostegno per quei piani, sottoponendoli a scrutinio pubblico, dibattito e revisione.

Secondo l’economista Jeffrey D. Sachs della Columbia University, i governi, tra l’altro, devono finanziare infrastrutture su larga scala a zero emissioni di carbonio, come le reti di energia rinnovabile (per esempio, collegando  l’Unione Europea, il Nord Africa,  il Mediterraneo orientale, e il Medio Oriente), così come provvedere all’elettrificazione dei trasporti e degli edifici.

I paesi ricchi, secondo Sachs, devono aiutare a finanziare gli sforzi dei paesi più poveri per fare gli investimenti necessari. I paesi ricchi hanno promesso da tempo di fare questo, ma non sono riusciti a mobilitare nemmeno i 100 miliardi di dollari all’anno – un mero 0,1% della produzione mondiale – cui si sono impegnati per la prima volta nel 2009.

I paesi sviluppati dovrebbero compensare il mondo in via di sviluppo per i danni climatici che hanno già causato e che si intensificheranno in futuro. Gli Stati Uniti hanno emesso il 25% delle emissioni di anidride carbonica a partire dal 1751, nonostante abbiano meno del 5% della popolazione mondiale.

 I paesi di tutto il mondo stanno subendo enormi disastri climatici a causa del malaffare energetico degli Stati Uniti. Eppure, gli Stati Uniti e altri importanti emettitori storici non hanno offerto nulla in cambio dei danni che stanno causando. Si spera che i ricchi del mondo, responsabili della preponderanza dell’uso dei combustibili fossili nei loro paesi e su scala globale, paghino la loro giusta quota dei costi dell’adeguamento climatico.

In questo quadro, non certo confortante per la salvaguardia del clima, ci sono alcune buone notizie. Molti governi stanno facendo dei passi nella giusta direzione. L’UE è in testa, con l’European Green Deal, e si impegna a raggiungere emissioni nette pari a zero entro il 2050. Anche il Giappone e la Corea del Sud si sono impegnati a raggiungere lo zero netto entro il 2050, e il presidente Joe Biden sta cercando di portare in linea anche gli Stati Uniti.

La Cina, l’Indonesia e la Russia hanno fissato un obiettivo di zero netto per il 2060, che è incoraggiante. ma può e deve essere accelerato. I governi del G20 hanno l’imperativo morale di adottare i mezzi per raggiungere l’obiettivo concordato a livello globale della sicurezza climatica. E qui a Roma i G20 dovrebbero essere pronti, con energia, a richiamare in causa i ritardatari del clima. Gli Stati Uniti dovrebbero essere avvertiti che la risposta fallita dell’America è intollerabile per il resto del mondo. E lo stesso messaggio dovrebbe essere trasmesso all’Australia, all’India e all’Arabia Saudita. Non ci può essere tolleranza per la corruzione climatica e l’impunità in un mondo non certo sostenibile.

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