Patto del Quirinale tornare alla politica  per l’Europa

Mattarella riprende il discorso del 1950 di Adenauer a Monet per rilanciare l’idea forte di una nuova economia con l’obiettivo di sanare le principali conseguenze della globalizzazione miope, a partire dal tema sanitario globale e dalla disuguaglianza nell’accesso ai diritti universali.

Per Mattarella il finale del suo mandato ha un contenuto politico importante, un lavoro diplomatico e culturale durato circa cinque anni che ripropone come tornare alla politica  per l’Europa. Mattarella ha voluto ricordare ai due presidenti al suo fianco – Macron e Draghi – che il  “girotondo” è appena iniziato per ricomporre il cerchio di reciprocità e di apprendimento per tutti gli altri Stati di un’Europa sempre in ripartenza. Ancora una volta si è dovuto  tornare  indietro,  per ricordare – ai due e a tutti noi – che c’è un primato della politica in alcuni momenti storici. Occorre sempre tenere presente che il disegno tracciato nel dopoguerra era stato concepito da un approccio politico tra grandi – Shuman, Adenauer, Monnet,, De Gasperi – basato sulla prospettiva di una visione strategica non ancorabile solo ai trattati commerciali e finanziari. Mattarella riprende il discorso del 1950 di Adenauer a Monet per rilanciare l’idea forte di una nuova economia, capace di leggere la storia passata e di proporre una storia credibile di politica economica lungimirante, con l’obiettivo di sanare le principali conseguenze della globalizzazione miope, a partire dal tema sanitario globale e dalla disuguaglianza nell’accesso ai diritti universali.

Ma allontanare la visione delle banche centrali  a favore del rilancio del ruolo degli Stati in concordia – a cui a fatto riferimento Draghi a proposito delle disuguaglianze – non è un’impresa facile. Siamo in una fase transitoria in cui si cammina a fatica verso soluzioni condivise a livello globale, basta analizzare le difficoltà del Cop26.

Facciamo un breve elenco per capire la dimensione dei temi: vuoto di leadership su pandemia ed inflazione; poca reciprocità nell’Europa che verrà; elezioni in Francia  ed Italia con esito incerto; la Germania troverà facilmente un nuovo patto tra partiti in crescita?; politica monetaria complessa, con risalita dei tassi di interesse per più ragioni; Animal Spirits sempre in agguato (Animal spirits è un termine utilizzato in campo economico per indicare quella spinta, talvolta imprevedibile, degli imprenditori e della finanza); nuovo patto di stabilità con regole precise sul rapporto deficit/Pil oltre il 3% e quello tra debito e Pil intorno al 100%,  con maggiore tolleranza verso il finanziamento delle spese per investimenti; nuovo patto per l’immigrazione,   una maggiore attenzione ai flussi di talenti europei in tutte le classi professionali; il passaggio dell’Europa dai secoli in cui era il continente giovane ai secoli in cui sarà il continente vecchio.

E allora? Allora siamo punto e a capo sui temi del dopoguerra: quali soluzioni per un problema così grande che si ripropone come quello dell’unione tra i popoli e tra le economie delle vecchie nazioni, che non riescono a mettere la vela giusta per uscire dalla probabile nuova burrasca in arrivo?

Mi fermo e mi accorgo che riscrivo quanto già scritto nel 1993 – per i saggi tascabili Laterza su Dove va l’economia italiana, a cura di Jader Jacobelli – quando c’era il governo Amato: inflazione e tassi di interesse alti, debito fuori controllo e nessuno aveva ribadito l’importanza di rileggere il trattato di Maastricht per capirci di più ed andare oltre. Il “libro bianco” di Jacques Delors – presentato dalla Commissione europea, appunto, nel dicembre del 1993 – era il contributo più autorevole proposto alle istituzioni comunitarie per affrontare la più grave emergenza fino a quel momento.

E’ ancora una lettura utile?

di Pasquale Persico

Alcuni cenni bibliografici 

Premio S: Vincent per l’Economia 1981, Consultant OCDE Parigi per scienze e tecnologia, Research Scholar  alla London School of Economomics, Ordinario di Economia politica. Per  più mandati ,  Direttore del Dipartimento di Scienze economiche,  Università di Salerno e presidente del Senato della ricerca. Ha insegnato in più Università tra cui Napoli, Roma, Bari e Cosenza. Studi di economia del lavoro, economia politica , politica economica ed economia applicata. Attualmente è Strategic Advisor CUGRI, centro di ricerca sul rischio di Unisa ed Unina, e Referee di agenzia del terremoto Emilia Romagna per bilancio sociale del decennale; direttore di più collane di ricerca e studi , tra cui La città e l’altra città in tandem con Maria Cristina Treu,  e per la Fondazione Morra la collana Credenze , dove ha pubblicato nel 2020 il libro Il sogno di una civiltà plurale, ed Fondazione Morra.

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