7 Dicembre 2022 8:36
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Turchia, l’elezione più critica della sua storia

Turchia, l’elezione più critica della sua storia

Turchia verso un regime più totalitario e religioso o verso  una democrazia parlamentare laica?

La Turchia, come repubblica moderna che si avvia al suo secondo secolo di vita, si sta anche avviando verso “l’elezione più critica della sua storia”, prevista per il giugno 2023, o forse anche prima.Secondo gli analisti queste elezioni potranno rappresentare una separazione tra la popolazione turca, una verso un regime più totalitario e religioso, l’altra verso una democrazia parlamentare laica.

Kemal Kiliçdaroglu

Nonostante i timori che il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) del presidente Recep Tayyip Erdogan possa mettere in atto ogni sorta di imbrogli e trucchi, alla fine si spera che siano i cittadini a decidere con il loro voto quale strada prendere.Senza dubbio  la televisione  è ancora il mezzo più influente dei media.  In Turchia il sistema radio televisivo è regolamentato dalla Radio Television High Council (RTUK), ‘organo statale di regolamentazione per il monitoraggio, la regolamentazione e la sanzione  delle trasmissioni radiofoniche e televisive, la scorsa settimana  la RTUK ha pubblicato sul suo sito web il video di una manifestazione svolta a Istambul anti-LGBTİ, con tormentoni e slogan antigay definendolo un “evento di incitamento all’odio” questo video doveva essere trasmesso come “pubblicità di servizio pubblico “.Tra il 1° gennaio e il 15 settembre di quest’anno, questo organismo di regolamentazione ha multato 38 volte 5 canali dell’opposizione, mentre ha multato 3 volte solo 3 dei numerosi canali filogovernativi.

Recep Tayyip Erdogan

Pochi giorni fa, anche il leader del principale partito di opposizione si è lamentato di non riuscire a trovare spazio nei programmi televisivi mainstream dicendo: “Quelli (il governo) possono far trasmettere le pulci come cammelli, noi facciamo cammelli ma non possiamo farli trasmettere nemmeno come pulci”. In un recente evento pubblico, seguito da tutti i giornalisti, a un reporter di un canale non governativo è stato chiesto di non porre domande al Ministro della Giustizia e il Ministro è stato fatto uscire da una porta secondaria per non affrontare le domande!  Per chi ha perso la speranza di informare attraverso la televisione ed ha cercato di far sentire la voce attraverso i social media ci sono i tribunali a fermarli. Secondo i dati del Ministero della Giustizia, mentre nel 2014, quando Erdogan è diventato presidente, sono stati aperti 110 procedimenti per “insulti al presidente”, questo numero è salito a 9.168 nel 2021 e 305 di coloro che sono stati perseguiti per insulti al presidente erano bambini! Siete un partito politico e non riuscite a trovare un modo per far sentire la vostra voce e avete affisso striscioni sugli edifici del vostro partito? Allora c’è la polizia che viene a toglierli! D’altra parte, c’è un’enorme macchina mediatica che descrive ogni passo del potere come una conquista unica, ma non gode di molta fiducia da parte della gente.“Visite a domicilio uno a uno, contatti uno a uno!”. Questo è il modo rimasto all’opposizione per far sentire la propria voce, come il principale leader dell’opposizione Kemal Kiliçdaroglu ha detto ai suoi membri di fare. Mentre il Paese si avvia verso un’elezione storica, la sua democrazia sarà messa alla prova anche dai media: o il popolo e i circoli dell’opposizione troveranno canali alternativi per far sentire la propria voce, entrando così nel percorso della democrazia parlamentare laica, oppure i media che non danno spazio alle voci dell’opposizione saranno quelli che inchioderanno la bara della democrazia turca.      

L. Dogan Tilic

 

Dogan Tilic è giornalista turco, sociologo e professore universitario. Ha trascorso più di 3 anni in carcere dopo il colpo di stato militare del 1980. Attivo in organizzazioni di giornalisti nazionali e internazionali.
Ha studiato sociologia, sociologia della comunicazione e giornalismo in varie università turche e ha lavorato come reporter in zone di conflitto come Afghanistan, Iraq, Jugoslavia.
Ha pubblicato molti articoli accademici e 6 libri e ha avuto diversi premi nazionali e internazionali di giornalismo. Ha ricevuto nel 2016 il premio internazionale UNESCO per la libertà di stampa dell’Università di Malaga (Spagna) e nel 2020 è stato insignito del premio dell’Ordine al merito civile spagnolo.
Attivamente è Turkey reporter dell’agenzia di stampa spagnola EFE e scrive una rubrica sul quotidiano turco BirGün.

 

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