7 Dicembre 2022 7:21
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L’ombra di Caravaggio

L’ombra di Caravaggio

…il Caravaggio che Placido mette in scena è un artista maledetto dal

talento assoluto, proprio per la sua capacità di affrontare una vita fuori dalle regole…

 

Al suo quattordicesimo film da regista, Michele Placido riprende una idea che risale al 1968 quando frequentava l’Accademia d’arte.

L’Ombra di Caravaggio, in anteprima al Festival del Cinema di Roma, è una co-produzione italo-francese siglata da Goldenart Production

con Rai Cinema e, per la Francia, da Charlot, Le Pacte e Mact Production. Il film esplora l’intricata e avventurosa esistenza di Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio, raccontato nelle sue profonde contraddizioni e nelle oscurità del suo impenetrabile tormento. Ribelle e inquieto, devoto e scandaloso, indipendente e trasgressivo, il Caravaggio che Placido mette in scena è un artista maledetto dal talento assoluto, proprio per la sua capacità di affrontare una vita fuori dalle regole, e di immergersi nei meandri di una Roma in cui coesistono, si scontrano e talvolta si fondono, senza soluzione di continuità, sacro e profano, ricchezza e miseria, lo splendore della nobiltà papale e un’umanità miserabile, sofferente, non di rado scandalosa e oscena. Di “sporcarsi”, insomma, a contatto diretto con tutti i chiaroscuri dell’umano, nei luoghi che attraversa come dentro a se stesso, e di trasformare questa materia difficile e caotica nella bellezza sublime della sua Arte.

Il film diretto da Placido riesce nel difficile intento di rappresentare in maniera efficace e coinvolgente le molteplici sfaccettature esistenziali di questo artista. La sceneggiatura (di Michele Placido, Sandro Petraglia e Fidel Signorile) guida lo spettatore ad attraversare, insieme al protagonista (un bravissimo Riccardo Scamarcio), i molti luoghi della vita travagliata di Caravaggio (la Roma dei papi e quella del popolo straccione; Napoli nobiliare e la città dai bassifondi più torbidi; i palazzi e le prigioni; il mare aperto e i labirinti inquietanti delle suburre). I chiaroscuri della vita, dunque, ma anche l’incontro con uomini di statura eccezionale come Filippo Neri, Artemisia Gentileschi, e soprattutto Giordano Bruno, messo al rogo a Campo de’ Fiori per le sue coraggiose e visionarie affermazioni sull’infinità dell’universo. Proprio l’incontro con Bruno è all’origine del film, come ha rivelato Placido nel suo incontro con la stampa: “Questo film ha una maturazione antica, nata 53 anni fa da parte mia all’ombra della statua di Giordano Bruno. In quel periodo avevo scritto un testo teatrale in cui Caravaggio incontrava Giordano Bruno. Poi cinque anni fa con Petraglia abbiamo trovato l’idea, che secondo noi risiedeva nell’ombra”.

L’Ombra dunque, che compare nel titolo e che nel film è incarnata dal personaggio dell’inquisitore, un inquietante Louis Garrel sotto il cui sguardo spietato e lucido sono ripercorsi gli aspetti contrastanti dell’esistenza del Merisi, alla ricerca della difficile (forse impossibile) risposta all’interrogativo, se egli sia meritevole o meno della grazia papale, essendosi macchiato di omicidio. Ma l’ombra anche della vita umana, la sua verità profonda e ricca di contrasti, cui soltanto l’arte può accostarsi, a costo della vita stessa. E con la vita paga il Caravaggio di Placido il suo rifiuto di rinunciare alla pittura, facile preda ormai per i suoi nemici che ne getteranno il corpo nel mare, riassorbito in quell’infinità universale di cui gli aveva parlato Giordano Bruno e cui aveva probabilmente sempre aspirato. Del film resta ancora da ricordare una fotografia dalle tonalità cupe e volente, in efficace armonia con il soggetto, e un cast di attori di ottimo livello (tra cui Alessandro Haber, Micaela Ramazzotti, Moni Ovadia, lo stesso Placido e un inedito Tedua). Magnifica nella sua commistione di nobiltà e di erotismo Isabelle Huppert, nei panni della Marchesa Costanza Colonna, sedotta dall’arte e dal fascino del Caravaggio / Scamarcio di Michele Placido.

Marina Geat

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