Essere veterinario oggi

Il veterinario si dimostra ai nostri giorni forse più che nel passato una figura importante, non solo in quanto medico degli animali, ma anche per la mediazione che compie in situazioni umane spesso difficili e delicate.

La professione del veterinario rivela oggi elementi di crisi dovuti tanto alla situazione economica che ai mutamenti del tessuto sociale, il Giornale Europeo affronta questo tema con il dott. Raffaele Preziosi, medico veterinario di vasta esperienza, direttore sanitario del poliambulatorio veterinario pacchiarotti in Roma.
GE: Dott. Preziosi, la crisi generale che si vive nella società italiana di oggi riguarda anche il mondo della veterinaria? Qual è il suo pensiero al proposito?
R.P.: C’è indubbiamente una crisi e va vista sotto diversi profili. Vi sono certamente difficoltà nel settore della zootecnia, quella cioè che si occupa dei grandi animali e dei cavalli. Il mondo dell’ippica in particolare non è più fiorente come nel passato. Questo ha comportato una “emigrazione” di veterinari di quel settore verso la cura dei piccoli animali, con conseguente saturazione della richiesta professionale tramite gli ambulatori – se ne contano circa 7000 – sparsi sul territorio nazionale. La stagnazione demografica, l’invecchiamento della popolazione, le difficoltà economiche di molte persone hanno avuto le loro ripercussioni anche sulla nostra professione. Ciò ci obbliga ad una certa flessibilità, anche rispetto alle nostre parcelle, a seconda delle situazioni. Capita per esempio nel nostro ambulatorio che alcune persone indigenti, o comunque in difficoltà, ci chiedano di rateizzare il pagamento delle cure per il loro animale.
GE: I medici che curano l’uomo sono tenuti a rispettare il cosiddetto “giuramento d’Ippocrate”, anche se purtroppo, come spesso leggiamo nella stampa, gli interessi privati fanno vacillare la loro fedeltà a questi principi etici. E il paziente ne subisce le conseguenze. La figura del veterinario come si pone di fronte al problema etico? Quali sono a suo avviso gli “obblighi” morali del veterinario? Come vive lei questo aspetto del suo lavoro?
R.P.: È una questione importante che va affrontata almeno su due fronti: l’animale e il rapporto col suo proprietario. La cura dell’animale malato richiede competenza e impegno del tutto simili a quelle di un medico per umani. Il veterinario oggi deve essere consapevole inoltre che l’animale ha una sua dignità, che prova come noi sofferenze fisiche e psicologiche, e deve di conseguenza conformare i suoi interventi ad un’etica rispettosa dei suoi diritti e della sua sensibilità. Io credo che, per esempio, sia importante considerare una terapia del dolore mirata, per evitare alla bestiola ogni sofferenza inutile.
Vi è poi il delicatissimo problema del rapporto tra l’animale e il suo proprietario. Da un lato l’umore e il carattere dell’animale sono spesso condizionati dalla sua relazione con la persona di riferimento; dall’altro il proprietario istaura spesso col proprio animale un legame carico di affettività, nei casi più estremi addirittura di dipendenza. Il veterinario deve tenere conto di tutto questo. Deve essere dotato di grande sensibilità e attenzione nel mediare, quando deve comunicare la notizia di una malattia, consigliare una cura e un comportamento adeguato.
GE: Con tutte queste difficoltà consiglierebbe oggi ad un giovane di iscriversi a Veterinaria? Le pongo la domanda tanto sul piano formativo che su quello degli sbocchi professionali.
R.P.: Se c’è una passione per questo lavoro credo che occorre seguire comunque la propria vocazione, come ho fatto io e i miei colleghi. Ci sono ottime università in Italia. Grazie all’Erasmus e ai tirocini post-laurea vi sono frequenti interscambi tra le Università europee. Vi sono protocolli internazionali e all’Italia sono riconosciute punte di eccellenza in alcuni settori, riconosciute in tutto il mondo.
Ad un giovane veterinario suggerirei due cose essenzialmente. Innanzitutto direi di aggiungere, alle competenze puramente mediche, anche una formazione di tipo manageriale, per affrontare adeguatamente i problemi organizzativi che divengono sempre più complessi e diversificati.
Gli suggerirei inoltre di cercare, se possibile, di specializzare la propria formazione di medico veterinario, in modo da poter offrire interventi mirati ed esclusivi in settori particolari.

GE: Parliamo ora dell’adozione di un animale domestico. Quotidianamente troviamo molte offerte di cani, gatti e altri animali tramite i social, come Facebook ecc. Che cosa vorrebbe dire alle famiglie che si apprestano ad accogliere un animale, talvolta anche con una certa facilità, forse con una scarsa consapevolezza di ciò che significhi, un po’ come se l’animale fosse un giocattolo…
R.P.: Accogliere un animale in casa è qualcosa di molto delicato, una cosa seria, un impegno di vita a lunga scadenza. Occorre tenere conto delle sue esigenze di essere vivente, delle sue fragilità, della sua predisposizione caratteriale. È importante consultarsi col veterinario anche prima di prendere questa decisione, per farlo con piena coscienza.
GE: Un ultima domanda, dott. Preziosi. È riconosciuto ormai all’animale anche un ruolo sociale fondamentale. Oltre alle attività di salvataggio e di sicurezza, in cui i cani sono in prima fila, molti animali sono impiegati per l’assistenza ai malati, alle persone con disagi o handicap, agli anziani. Si parla, in ambito educativo e sanitario, di “pet therapy”. Questo ruolo terapeutico dell’animale è adeguatamente riconosciuto e supportato a livello delle Istituzioni? Che cosa ci sarebbe ancora da fare?
R.P.: Resta da fare moltissimo. L’animale ha, in molti casi, una valenza terapeutica e di sostegno importantissima. Ma ha anche dei costi di cura. Credo che sia fondamentale che, quando si sia riconosciuto il ruolo della presenza dell’animale accanto ad un malato, ad un anziano, ad una persona in situazione di disagio fisico e psicologico, si possano prevedere degli abbassamenti dell’IVA, che incide oggi al 22% sui costi, oppure procedere a degli sgravi fiscali.
Analogamente per il costo dei farmaci. Quelli per uso veterinario, anche a parità di principio attivo, sono di circa il 30 % più cari di quelli per uso umano. Sarebbe importante agire per calmierare o agevolare in qualche modo la sostenibilità di questa spesa, in modo da non ostacolare, a causa delle difficoltà economiche, la possibilità di avvalersi dell’apporto di cura, talvolta determinante, che l’animale rappresenta per l’essere umano in difficoltà.
Altra piaga in cui l’iniziativa politica potrebbe e dovrebbe fare qualcosa di più è il problema del randagismo, particolarmente grave e talvolta pericoloso specie nelle regioni del Sud Italia e delle isole. Oltre ai sostegni di tipo materiale, occorrerebbe procedere a un piano nazionale di randagismo con sempre più accurate e capillari campagne di sensibilizzazione, vere e proprie campagne di civiltà, in particolare attraverso le scuole, con i nostri cittadini di domani. Anche a questo riguardo il veterinario oggi può dare un suo importante contributo.

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